IL CANTICO DEI TOCCATI DA DIO

Quando nel 1961 Franco Basaglia diventa direttore del manicomio di Gorizia, avvia una riforma minuziosa e radicale dell’istituzione che gli è affidata, destinata a diventare rivoluzione: cambiano le mansioni degli infermieri e gli spazi interni e esterni nei quali i pazienti possono finalmente circolare liberamente.

“Il Cantico dei toccati da Dio” è un componimento lirico teatrale che nasce sotto la sorveglianza dell’immagine di Franco Basaglia, del suo impegno politico in favore della bellezza. Un cantico per svelare il manicomio come scaldalo dei nostri tempi recenti. Un cantico per annientare il male creduto nella malattia mentale. Un cantico di rivoluzione per fucilare l’ideologia di una società difensiva contro i “mattacchioni”. Quando la malattia mentale faceva parte della filosofia, questa era saggezza, ed i greci facevano il loro viaggio verso Delphi; la società medicalizzata, cercando di comprenderla, l’ha resa male e malattia da evitare, da emarginare, da far salire sulla nave dei folli verso la deriva. Basaglia se ne è andato e ci ha lasciato la sua poesia rappresentata dalla legge 180 del 1978. E’ vero, i manicomi sono legalmente tutti chiusi, ma forse si sono trasferiti negli armadietti e nelle borsette: oggi il manicomio è diventato il farmaco.

Teatro Alchemico, compagnia di ricerca e sperimentazione, è nata a L’Aquila a seguito del drammatico terremoto.

Adesso è ospitata stabilmente dal reatino, ma porta teatro su tutto il territorio nazionale. La maggioranza dei membri ha meno di 35 anni.

Ha relazioni attive con diversi gruppi indipendenti del Centro Italia, aprendo allo scambio la sua sperimentazione sul training, sulla danza e sul circo, in una continua formazione che spinge periodicamente la compagnia anche fuori dai confini nazionali, come ad esempio in India per studiare la danza classica Odissi.

Realizza spettacoli nei teatri, ma scende dai palchi per raggiungere quante più persone possibili, attraverso spettacoli, performance e installazioni oniriche in strada, nelle piazze, nelle periferie, nelle scuole, nelle stazioni, nei centri sociali e negli oratori, per portare il teatro fuori dal teatro, collaborando con diverse istituzioni, tra cui il Museo Civico di Rieti, le Biblioteche, l’Università La Sapienza di Roma, l’Archivio di Stato e il mondo dell’istruzione.

Tra i fondatori c’è uno psicologo clinico e questo riesce ad unire il lavoro teatrale a quello nel sociale, attivando progetti con il Dipartimento di Patologie d’Abuso della AUSL di Rieti, con le comunità, con i Centri per l’autismo, con il Servizio Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, con l’Unicef, con le Politiche Sociali di Rieti. Nel novembre del 2014 è stato pubblicato il saggio sull’intervento psicopedagogico della compagnia in contesti marginali “Campo d’Arte, educazione alla vita – Esperimenti di pedagogia in periferia”, edito dalla Libreria Universitaria Benedetti, L’Aquila.